Ore 8.54, la tangenziale ovest di Milano è piastrellata di auto e camion, un orgia di fumi, metallo e gomma, auto stoccate una sull'altra, addirittura motrici accatastate! mi spavento, ma poi capisco, sono bisarche.
Nell'abitacolo di fianco un uomo in camicia e cravatta legge un giornale, un'altro invece pastrugna un palmare, la raggazza carina sull'alfa aziendale mi sorride, (che gnocca!) io sbuffo (che palle!).
Intorno a me vedo solo auto; 2.500 di cilindrata, turbo benzina e turbo intercooler, mercedes coupè, bmw coupè, mini cooper (è la mia), 128 abarth, auto che sfondano il muro del suono (e con i clacson anche i maroni), motori potentissimi con un numero di cavalli tale da far invidia al più ricco ranch texano.
Missili a 4 ruote, fermi, immobili e disarmati.
Comincio a sentirmi complice dell'imbecillità umana, mi sento un idiota e la sensazione cresce esponenzialmente al tempo che viaggia veloce sulla corsia d'emergenza, lui può.
L'ansia sale, il nervosismo cresce.
All'improvviso un voce dall'"autoparlante" della mia radio interrompe la pubblicità, unico programma a reti unificate che và in onda al mattino e cattura così la mia attenzione; Fabio Volo saluta e annuncia i direStraits!
L'accordo è quello, la voce inconfondibile è la sua lui é Mark Knopfler e questa è Tunnel of Love!
E così il miracolo della musica si compie nuovamente, ed io non sono più parcheggiato su una tangenziale, ma mi ritrovo catapultato indietro nel tempo, ho 15 anni e sto consumando questo cd che mi sconvolge di emozioni e mi fa sognare la mia amata Federica (ehi bastardi, non parlo della mano amica!) è la mia compagna di classe, bellissima e già con una terza abbondante (mi spiace ma ci fabbricano così), lei è sotto al mio balcone (un Romeo&Juliet moderno), sta seguendo le sue pomeridiane lezioni di tennis nel circolo proprio sotto casa.
Io alzo il volume, lo stereo è a palla e i vicini, quelli sopra, cominiciano ad imprecare e a protestare con ritmati colpi di scopettone, ma che si fottano, questa è la mia serenata, questo è il mio modo (tamarro) per dire a colei che "amo" che son qui che la vedo e che sono pazzo di lei; Mark è mio complice e mi aiuta, lui sa come si fa, lo canta come solo lui sà fare, è poesia altissima (e non solo per il volume), poesia allo stato puro ed è tutta dedicata a lei.
E così dopo attimi di imbarazzo, lei alza il viso, mi guarda, sorride e scuote la testa, sembra che dica, "tu sei proprio matto, ma mi piaci da morire", ed io sono stra felice e canto a squarciagola, on the tunnel of love, woo-oow!
"Vi assicuro che spiace più a me che a voi" dice Fabio mentre la canzone va sfumando sull'assolo finale, e così mi ritrovo nuovamente imbottigliato su questo invisibile nastro d'asfalto coperto di latta inquinante e puzzolente. Alla mia destra l'uomo col giornale ha smesso di leggere e mi guarda con espressione perplessa, alla mia sinistra il pastrugnatore folle di palmari mi quarda anch'esso con la medesima espressione e anche la tizia mi osserva stralunata, così mi rendo conto che probabilmente stavo urlando come un ossesso e che questo risulta essere piuttosto strano agli occhi della gente "normale".
Sorrido e tiro avanti, di qualche metro non di più, ma sento che qualcosa di euforico è rimasto incastrato chissa dove e chissà come lasciando un buona dose di ottimismo e serenità, e quasi quasi ho l'impressione che questa, possa esser davvero una buona giornata.
Se non è un miracolo questo.
Viola, (questo nome non mi è nuovo) è lunga un tot e pesa un altro tot, ha il viso di un monaco tibetano e delle mani lunghissime.
Mia madre, sua nonna, dice che è bellisima, la verità è che come tutti i neonati non è bella nemmeno un po', ma è buffa e tenera, anche quando urla e si fa paonazza e sembra che urli al mondo: chi cazzo vi ha dato il permesso di tirarmi fuori! stronzi!
Mia sorella mamma è una cosa che non riesce del tutto a convincermi, insomma la mia sorellina di soli 30anni, cacchio ma è una bambina! o forse è così che la vedo e la vedrò sempre.
Benvenuta Viola.
...Welcome into the real world...
La prima volta che mi chiesero quale mestiere mi sarebbe piaciuto fare da grande avevo quell'età in cui la vita appare in tutta la sua incantevole misteriosità e grandezza, dove realtà e immaginazione convivono serenamente e pacificamente senza che l'una debba a tutti i costi sputtanare l'altra, ma sopratutto dove i sogni sono offerte promozionali, li prendi subito e li paghi dopo una decina d'anni (come al fuori tutto dell'euronics) e così ti fai il pieno e ti prendi il meglio che la tua fantasia ti possa offrire.
Allora moccioso stronzetto che cacchio di mestiere vuoi fare da grande?
Ecco, io vorrei fare il pilota di aerei! eh si, l'astronauta era piuttosto inflazionato ai mie tempi e fin da piccolo mi piaceva diversificarmi dalla massa.
Il pilota di aerei era entrato di diritto al primo posto nella mia personalissima classifica dopo che, qualche mese prima, ne avevo preso uno per la prima volta e ne ero rimasto affascinato.
Sull'aereo scoprii un mondo nuovo e bellissimo.
Il decollo, che emozione, l'aereo andava così forte che probabilmente nemmeno la macchina di papà poteva raggiungerci e poi le signorine carine con le caramelle e la mamma che acconsentiva che le prendessi, scordandosi probabilmente il monito: mai prendere dolci dagli estranei e loro certamente lo erano.
Ma la cosa che più mi incantò fu la magia del volo.
Partimmo sotto un cielo plumbeo (la mamma disse questa parola) e con la pioggia pungente e gelida a ricordarci che era inverno, ma una volta in volo il cielo diventò azzurrissimo e il sole apparve in tutto il suo splendore e calore. E poi c'erano le nuvole che non erano più sopra la testa ma sotto come un soffice letto di bambagia o meglio ancora, di panna montata.
Volare era come appartenere a un mondo magico e mi riempiva di gioia ed emozione e io di quello volevo vivere.
L'ingenuità dei bambini sfiora davvero l'idiozia.
Ma poi venne quell'età bastarda e infima oltre che brufolosa, che sono i 15 anni.
L'età in cui un essere umano di razza maschile muta in una specie di essere mitologico, un mezz'uomo con una enorme testa di cazzo.
Ed è quella l'età in cui nel tuo piccolo e ottuso cervello si insinua per la prima volta un pensiero, che rapidamente diviene una fissa, per poi mutare definitivamente in una vera e propria osessione.
Il sesso.
E così i postalmarket di tua mamma finiscono nei posti più bizzarri e impensabili quali il cesto della biancheria piuttosto che sotto un cuscino o tra i libri di scuola e tua madre, ingenua, invece che pensare al piccolo depravato che sei, teme che l'offerta del perizoma di pizzo con reggicalze a sole 30 mila lire sia indicativo di un principio di manifesta omosessualità.
Tuo padre successivamente la tranquillizzerà e scoprirà a sua volta un nuovo mondo (ecco chi cazzo metteva il postalmarket nel cesto della biancheria...).
Lo step sucessivo, l'evoluzione, sono i primi giornalini porno, quelli acquistati di seconda mano (e non mi riferisco solo al passaggio di proprietà) da quelli più grandi, che ormai, un passo avanti, sono ai film.
Si organizzano vere e proprie collette per l'acquisto di queste reliquie pornografiche ormai scolorite dal tempo e...dall'usura, per poi finire ai litigi per la rotazione settimanale della rivista.
E secondo voi una mente viziata e perversa come quella di un quindicenne quale cazzo di lavoro volete che sognasse?
Il ginecoloco!
Meraviglia delle meraviglie, esere pagato profumatamente per vedere e tastare il sogno proibito, il Santo Graal.
Quando si dice una figata di mestiere.
E non è che sei dotato di sufficiente capacità riflessiva a quell'età, non è che stai li tanto pensare che la ginecologia è una branca della medicina che si occupa della fisiologia e della patologia inerenti il sistema riproduttivo femminile e che si avvale appunto di una figura professionale (e dico, professionale!) specializzata e che si occupa della donna in tutte le fasce d'età, dalla pubertà, nel periodo fertile, in menopausa e nella postmenopausa.
Ecco, appunto, la postmenopausa.
Ed è proprio nel significato di questo termine che qualche anno più tardi, venutone a conoscenza, il mio sogno adolescenziale trova la sua fine o la sua evoluzione...
(continua...)
Non è bello svegliarsi sapendo che è lunedì mattina.
Non è bello uscire dalla doccia e scoprire che sei in ritardo fottuto.
Non è bello uscire di casa e trovare l'ascensore guasto.
Non è bello farsi 7 piani di scale con una borsa di 5 kg a tracolla.
Non è bello aprire il box e accorgersi di aver lasciato le chiavi della moto a casa.
Non è bello imprecare.
Non è bello richiudere il box e rifarsi per la seconda volta 7 piani di scale.
Non è bello rifarseli per la terza volta.
Non è bello fare 200 mt e scoprire che la cerniera del giubbotto si è completamente scassata .
Non è bello fare inversione e tornare a casa.
Non è bello dover legare la moto e dover slegare la borsa accuratamente ancorata qualche minuto prima.
Non è bello farsi 7 piani di scale per la 4 volta.
Non è bello rifarsi per la 5 volta queste fottutissime scale.
Non è bello accorgersi di essere completamente sudati e con le gambe in overdose di acido lattico.
Non è bello pensare che tutto questo è solo l'inizio.
Entro in ufficio, il passo che mi conduce al di là della soglia è quello inconfondibile del mattino, sonnambolico, coscienza e motorietà sono indipendenti l'una dall'altra e sopratutto da me stesso, una è assente (ingiustificata) l'altra fa quello che deve.
Con la caracollanza di uno zombie mi dirigo verso la scrivania, quando all'improvviso un neurone si accorge e non so spiegare come, della mutazione dello scenario dei giorni precedenti e d'improvviso lancia l'allarme.
Cazzo ci fà un pc al mio posto?!
Ripresomi dalla sorpresa mi accorgo, con i dovuti tempi, di non essere solo in ufficio, c'è una persona, c'è una Lei.
Ah, ciao, scusa ma non mi sono accorto della tua presenza, tu dovresti essere G. giusto?, e questo quindi è il tuo posto? mi ero messo qui in questi giorni perchè non c'era nessuno, allora adesso vorrà dire che mi metto là.
Ho detto tutto questo? mmm non credo proprio, forse avrei voluto o dovuto, ma niente, oltre al problema di deambulazione al mattino ho anche quello legato all'attività vocale (e mentale no?) e così lascio che lo sguardo si occupi della questione e la stessa cosa fa Lei, anzi lo fa decisamente meglio, in maniera più eplicita:
"e questo chi cavolo è da dove salta fuori? ma soprattutto dove pensa di mettersi lo straniero dai capelli ridicoli, cos'è si pettina con i raudi al mattino?"
Gli sguardi che in fondo non sono nient'altro che le parole dell'anima, si sfiorano, si inseguono e infine si incrociano e in quel momento che senti la botta, la deflagrazione
Il torace assume i connotati di un bongo africano e senti picchiare forte al suo interno, così forte che il rumore riecheggia nei tuoi timpani e forse anche in quelli che ti stanno accanto, la sudorazione aumenta parallelamente al processo di desalivazione, la mente si blocca, svanisce l'ultimo barlume di lucidità, in quel momento sei istinto puro, sei schiavo di una Sensazione, non sei più padrone della tua stessa carne, non fai più parte del mondo reale.
Non esistono leggi, regole o spiegazioni per tutto questo, niente che appartenga alla sfera della razionalità, niente che appartenga al mondo della materia.
Accade e basta.
Accade che ci si innamora.
ps. a prescindere...
Cerco di ricordare e di analizzare ogni singolo passo compiuto, per individuare il punto di rottura, per cogliere il momento esatto in cui tutto è mutato ed è scivolato inesorabile nel baratro del fallimento, trascinando con sè ogni vano tentativo di correzione e aggiustamento e producendo una caduta libera verso una completa ed umiliante sconfitta.
Tutto sembrava così semplice, una banalità, tanto che in un primo momento penso di sbrigarmela da me, ma poi la certezza di un risultato rapido ed efficace e privo del benchè minimo inconveniente mi porta ad affidarmi alle sapienti mani di un esperto, di un artista del mestiere, un vero e proprio professionista.
Una banalità da un paio d'ore, al massimo una mezza giornata, dice l'Esperto.
Che sarà mai, un lavoro di ordinaria amministrazione.
Sono trascorse tre settimane.
Dal muro penzolano ora i resti del mio vecchio videocitofono violentato, impolverato e ancorato al muro grazie a due chiodi arrugginiti e del nastro isolante bianco che danno quasi l'impressione di un bendaggio di emergenza.
In un angolo remoto della mia casa giace invece esanime il mio nuovo e costosissimo apparecchio.
Un giorno, quando tutto sarà finito ed ogni cosa sarà al suo posto, un assegno passerà dalle mie umili e ignoranti mani a quelle preziose e sapientissime dell'esperto professionista e in quel momento, durante quel tragitto, i miei occhi si inchioderanno ai suoi e scaveranno come ruspe senza pietà nella sua coscienza alla ricerca della sua umiliazione e vergogna più profonda, e sarà in quel preciso istante che le mie labbra si schiuderanno ed emettaranno con un tono interrogativo, un 'unica e semplice parola: banale?
E si che è stato un mese piuttosto fitto di eventi a cominciare dalle mie dimissioni con decorrenza immediata, eh già, fine di un capitolo, fine di una storia, fine di una fiducia incondizionata verso chi promette promette e poi si scorda di mantenere, e dunque l'inevitabile riflessione di zero secondi davanti ad una proposta irrinunciabile; dimissioni con decorrenza immediata.
Ma niente, voglia di raccontarne nulla, un vuoto e una svogliatezza che si trascinano anche la mia incredibile storia della colica renale accadutami alla vigilia dell'esordio del mio nuovo posto di lavoro.
Puntuale, cinica e imprevista come solo la sfiga sa esserlo, ecco arrivarmi una colica renale alla vigilia del mio nuovo giorno della mia nuova vita, (professionalmente parlando) che mi trasferisce con la rapidità di un teletrasporto dall'accogliente letto domestico ad una meno accogliente barella della corsia di emergenza di un pronto soccorso. Vendetta di Sauron? (bah) (La Sede - parte prima)
Eppure, neppure tale avventura stimola la mia creatività.
Sono forse vittima del "blocco dello scrittore"? potrebbe anche esserlo, se solo io fossi uno scrittore, ma di professione faccio software e al massimo tra i vari hobbies pasticcio un blog, e dunque.
E dunque non mi basta avere cose da raccontare, non mi bastano eventi specifici per stimolare la mia creatività, a me occorrono le emozioni, quelle sono il mio motore, il mio stimolo, il mio credo, io vivo di quelle, vivo per quelle.
E così eccomi qui, oggi, lunedì 10/07/2006 tornare a pasticciare il mio blog, perchè ieri è stata una giornata importante, un giornata diversa da tutte le altre, una giornata incredibilmente emozionante, un vero e proprio inno alla gioia, una giornata che ricorderò per sempre perchè una giornata da...
CAMPIONI DEL MONDO!!!!
Non ho dubbi, la cosa più cattiva che ho assistito in vita mia risale alla finale dei mondiali del 1994 Italia - Brasile.
E' la finale delle finali, di fronte le due nazionali più titolate e al tempo le due nazionali con lo stesso numero di titoli mondiali. Uno spareggio storico.
Il Brasile è favorito non v'è dubbio, Romario è il nostro avversario più pericoloso e noi possiamo disporre soltanto di un Baggio acciaccatissimo e messo in piedi più dagli sponsor che da un efficace e miracoloso massaggio muscolare.
L'Italia intera è ferma immobile, sospesa.
Ricordo il silenzio irreale della mia Milano, un silenzio che mai avevo udito in vita mia.
Milano silente è come un mare stagnante, impossibile, eppure fu proprio così.
Siamo a casa della Simo, tutti presenti tranne uno, quello stronzissimo di Michele che ha dato buca all'ultimo momento.
No cazzo non si fà, il cerchio non si può spezzare proprio alla finale, eravamo d'accordo! Cattivi presagi.
La formazione: io, la Simo, Ruggiero, Lara, Chube, Alessandro e fidanzata, Christian, Ruggerino, Paolo, Andrea, allenatori in panchina i genitori della Simo.
La partita è molto statica, la posta in palio è la posta più alta che ci si possa giocare nel calcio, le squadre lo sanno e mancano di audacia, nessuna vuole rischiare.
Ad un certo punto Pagliuca decide di dare un po' di spettacole e pathos all'Italia intera e si lascia scivolare il pallone dalle mani che svogliatamente sbatte sul palo. Tranqui è tutto sotto controllo, è che veramente mi stavo rompendo le palle almeno ci si diverte un po' no?
Niente, Massaro è evanescente, ha un’occasione ma la fallisce, Baggio è incerottato, anzi non ho mai visto un cerotto così grosso in vita mia! ma è vero siamo negli States e si sa che qui tutto è più grande...meno male che non aveva bisogno di un clistere...
Insomma la partita è noiosa e non succede proprio una mazza, ma i cuori sono sempre li, nei piani alti, tra la faringe e il piloro.
90 minuti non bastano a decidere chi può fregiarsi del titolo di CAMPIONE DEL MONDO e perchè no anche dell'UNIVERSO almeno fino a quando qualcuno proverà il contrario.
I suppelmentari diventano l'inevitabile anticamera dei calci di rigore, nessuno ha più la forza di provarci.
Ed eccoci giunti all'epilogo degli epiloghi calcistici, i calci di rigore, che per molti rappresentano il Giudizio Insindacabile Divino, infatti se l'uomo non è riuscito a stabilire con le proprie forze il primato allora ci si affida agli dei e in questo caso alla Dea Bendata.
I giocatori sono stremati, si ritrovano al centro del campo, c'è chi si disseta, chi si fa massaggiare chi cambia cerotto...dai Roby uno strappo secco e via! - che sei matto con 'sto cerotto mi si stacca pure la gamba!
Si decidono i rigoristi, morte o gloria.
Ma ad un certo punto una vocina irrompe nel silenzio assoluto.
Una vocina che da principio non capisco, le parole che arrivano sono assolutamente prive di significato, senza senso, piatte, asettiche e atone.
Ma da dove proviene questa voce? chi è che parla? e sopra tutto cosa diavolo sta dicendo?
Ale, io devo andare a casa.
L'Italia intera si volta verso la sorgente fonica, la ragazza di Alessandro.
No, non può essere, stanno per cominciare i calci di rigore, il mondo, l'universo conoscerà dopo questo rito la nazione più potente (calcisticamente) dell'intero sistema planetario e tu brutta stronzetta vuoi andare a casa?
Ale, mandala affanculo 'sta qui! - dice Roberto Baggio!
Ale è basito, noi siamo basiti, Arrigo Sacchi lo è pure, beh certo lui lo è di natura, ma tenta un vana mediazione:
ma cara, ci sono i calci di rigore, possiamo attendere qualche minuto, poi andiamo.
Nien! (si scrive così?) mia matre vuolen Ke zsia a kazsa subiten! (il tedesco rende proprio!)
Ale ci guarda, cerca aiuto e solidarietà e subito la trova.
Tutti ci avventiamo con ferocia contro l'invasore e infiltrato nazista, CI SONO I CALCI DI RIGORE PER DIO!!!!
Il contrattacco fallisce.
Franco Baresi è sul dischetto, Alessandro e Fräulein in ascensore.
Se questa non è cattiveria...
...noooo, ma dove cazzo hai tirato Roby!
ITALIA, FORZA!
...Pierangelo
Avevo bisogno di una consulenza, di un vero esperto unix, ero in difficoltà e così chiedo alla mia società di mandarmi un esperto con i contro cazzi, faccio anche il nome per essere sicuro che sia chiaro il tipo di figura di cui ho bisogno, dico loro che basterebbe mezza giornata anche meno per uscire indenni da quel pantano.
Invece mi mandano Pierangelo.
Anzi, mi tocca pure andarlo a prendere, Pierangelo.
Professionalmente lo conosco un po' per sentito dire ma soprattutto lo conosco personalmente per quel suo strano modo di parlare (e di vestirsi, pantalone ascellare cravatte orrende e lunghissime) che dopo un po’ ti domandi da quale cazzo di sistema solare arriva, purtroppo non mi risulta che sia un esperto di unix, ma chi lo sa magari mi sbaglio.
E invece.
In auto gli spiego il problema.
Ecco vedi la situazione è questa, ho scritto un software che fa bla, bla, bla, solo che fatto girare su una macchina HP funziona senza problemi, fatto girare su una macchina SUN invece dopo un po' va in coredump. Tutte le allocazioni di memoria sono gestite perfettamente e così non capisco, credo sia proprio una questione di...
Ma, mi stai ascoltando?
Noto in lui uno sguardo un po' perso, tra l’assorto e l’allucinato, e con un eccessiva attenzione per quel che accade al di la del finiestrino della mia auto.
Così con serafica calma e con quel suo modo strano di parlare mi dice:
Ma io di unix e C non conosco proprio nulla, però se vuoi possiamo vederlo insieme il problema.
Eccerto! magari ci mettiamo li in due e lo guardiamo girare e in coretto facciamo "dai che ce la fai, tu si che ce la puoi fare, fagli vedere a quello stronzissimo HP che anche tu riesci a girare fooorzaaa!"...mi ci voleva proprio un motivatore perchè non ci avevo pensato prima!
PORCA TROIA MA CHI CAZZO MI HANNO MANDATO!
Arriviamo dal cliente.
Faccio una telefonata di fuoco ai miei responsabili dicendo loro che se io, inquanto esperto, chiedo uno più esperto è perchè sono nella merda e quindi dovrebbero farmi la cortesia di cercare di tirarmici fuori con ogni mezzo e non di seppellirmici definitivamente.
Mi dicono che il tizio è scarico e non sarebbe male riuscire a fargli fatturare almeno una mezza giornata visto che di esperti unix non ce ne sono.
Non ho parole, o meglio me ne restano solo due: sono fottuto
Entriamo in ufficio.
Faccio buon viso a cattivo gioco davanti al cliente.
Si ecco Pier (magari pensano che è straniero e non gli parlano e io me la cavo) tu mettiti li e prova a dargli un occhiata.
Nel frattempo decuplico gli sforzi cerebrali e infatti dopo 3 ore e mezza risolvo il problema (con un colpo di culo!)
Euforico festeggio la soluzione con il cliente.
Nel frattempo in ufficio entra uno dei dba e comincia a imprecare:
MA PORCA TROIA! CAZZO E' SUCCESSO A 'STO SERVER! E' DA IERI CHE GIRAVA UN BATCH E ADESSO LA MACCHINA E'SPENTA!
MA CHI CAZZO HA TOLTO LA SPINA!
Pierangelo con serafica calma e con quel suo modo strano di parlare dice: beh da qualche parte dovevo pur attaccare il mio PC.
Il mio capo, il mio vero e unico capo, il direttore della mia BU, dopo un lungo e intenso colloquio mi dice che ha un progetto interessante per me (alleluya), così mi chiede di riscrivere il mio CV seguendo un certo tipo di formato, sicuro che "quel formato" è gradito al cliente.
Ok, nessun problema, domani mattina riscriverò il mio CV seguendo "quel formato".
Mi ci vogliono 5 ore per riscriverlo, ma alla fine faccio proprio un bel lavoro.
Mi piace. Toh, va che bel CV!
Ultime correttive; allarga il campo, metti il grassetto, togli il grassetto, aggiungi il logo, sposta il logo.
Bene, finito.Bello!
Faccio la mail e spedisco il mio nuovissimo CV al responsabile del progetto (ex responsabile dei servizi informativi oggi vice direttore di BU ...? ...?)
Dopo meno di 5 minuti, e quindi dopo nemmeno il tempo tecnico di scaricare il documento e leggerlo con attenzione, mi arriva la sua risposta: chiedi alla Giusy il template del nostro layout e mettilo su quel formato grafico.
Nostro template ? (e da quando ne esiste uno??) Giusy??
ma come, 5 ore per riscrivere il CV secondo "quel formato" magnifico e adesso non va bene??
Mi faccio spedire dalla Giusy il template.
Nemmeno il mio primo CV, aveva quel formato, una vera schifezza da cestino sicuro!
Mi adeguo, riscrivo.
Ora si, fa veramente schifo.
Spedisco e tra il serio e il faceto scrivo nella mail:
E' veramente inguardabile quel formato!!
Siamo proprio sicuri??
...io mi adeguo ma è veramente pessimo.
La sua risposta non si fa attendere:
Si ma non si capisce un gran che delle attività che hai fatto sui vari progetti.
tu che ruolo avevi ? - (se ogni descrizione di attività comincia con: Analisi e Sviluppo quale cazzo di ruolo avrò mai avuto?? forse Analista Programmatore???)
che attività hai seguito? ( evidentemente non basta specificare il committente, l'area di business e la descrizione dell'attività svolta)
come era composto il gruppo ? ( ok, qui non ho specificato in quanti eravamo a ballare l'alligalli!)
Quello che conta non è il layout ma il contenuto ! (offeso per quel che ho detto? mah)
Grazie per i tuoi illuminanti consigli, provvederò a riscrivere 'sto c***o di CV...